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Che cos’è il razzismo?

18 aprile 2012

Non c’è nessun’altra nazione al mondo che provi più orrore per il “razzismo” dell’America. Rispetto ad altri tipi di reati, è ritenuto in qualche modo più riprovevole. La stampa e il pubblico sono così abituati a storie di omicidio, stupro, rapina e incendio doloso, che qualsiasi crimine viene sminuito come parte dell’inevitabile tessuto della vita Americana. “Il razzismo” non viene mai sminuito. Ad esempio, quando uno studente bianco della scuola di Legge di Georgetown ha riferito, all’inizio di quest’anno, che gli studenti neri non sono qualificati quanto quelli bianchi, si è alzato un polverone, una controversia nazionale sul “razzismo”. Se lo studente avesse ucciso qualcuno avrebbe attirato molto meno attenzione e molte meno critiche.

Il razzismo, infatti, è l’ossessione nazionale. Le università sono in piena allerta, i giornali e i politici lo denunciano, le chiese gli predicano contro, l’America si dice essere tormentata da esso, ma che cos’è il razzismo?

I dizionari non sono di molto aiuto per capire cosa si intende con questa parola. Di solito la definiscono come la convinzione che un gruppo etnico di una persona sia superiore agli altri, o come la convinzione che la cultura e il comportamento affondino le proprie radici nella razza. Quando gli Americani parlano di razzismo intendono molto più di questo. Tuttavia, la definizione che ci fornisce il dizionario sulla parola razzismo è un indizio per capire quello che gli americani voglio realmente dire. Un significato tipicamente americano derivante dal dogma attuale secondo il quale tutti i gruppi etnici sono uguali. Nonostante le evidenti prove del contrario, tutte le razze sono state dichiarate di eguale talento e laboriosità, e chiunque metta in discussione questo dogma viene non solo considerato come in torto, ma anche come malvagio.

Il dogma comporta conseguenze logiche che sono profondamente importanti. Se i neri, per esempio, sono totalmente uguali ai bianchi, come si spiega la loro povertà, criminalità e dissolutezza? Dal momento che qualsiasi teoria sulle differenze razziali è stata messa al bando, l’unica spiegazione possibile per il fallimento dei neri è il razzismo dei bianchi. E poiché i neri sono notevolmente poveri, inclini alla criminalità e dissoluti, l’America deve essere pervasa dal razzismo dilagante. Nient’altro potrebbe relegarli in tale miserabile stato.

Oggigiorno ogni discorso pubblico sulla razza è bloccato da questa rigida logica. Ogni spiegazione per il fallimento dei neri che non dipenda dalla cattiveria dei bianchi rischia di portare il discorso nel territorio proibito delle differenze razziali. Così, anche se i bianchi di oggi possono non avere nei loro cuori alcun desiderio di opprimere i neri, i bianchi di ieri devono averli oppressi. Se i bianchi opprimono i neri non consapevolmente, devono opprimerli inconsciamente. Se, ovviamente, gli individui razzisti non possono essere identificati, allora le istituzioni sociali devono essere razziste. Oppure, dal momento che i neri in America stanno terribilmente fallendo, devono semplicemente esserci milioni di bianchi che non conosciamo, che lavorano giorno e notte per far restare i neri nella miseria. Il dogma dell’uguaglianza razziale non lascia spazio ad una spiegazione del fallimento dei neri che non è, in qualche modo, un atto di accusa nei confronti dei bianchi.

Le conseguenze logiche di tutto questo sono chiare. Dal momento che siamo tenuti a credere che l’unica spiegazione per il fallimento dei non-bianchi sia il razzismo bianco, ogni volta che un non-bianco è povero, commette un crimine, pesa sul bilancio pubblico o si droga, la società bianca è accusata dell’ennesimo atto di razzismo. Tutti i fallimenti o i comportamenti scorretti da parte dei non-bianchi sono la prova vivente che la società bianca è piena di odio e di fanatismo. Per la precisione, fino a quando i non-bianchi avranno esattamente lo stesso successo nella vita dei bianchi, questi ultimi, per definizione, li stanno ostacolando e opprimendo. Questo modello obbligatorio di pensiero porta a conclusioni strane. Prima di tutto, il razzismo è un peccato che si ritiene essere commesso quasi esclusivamente da bianchi. In effetti, un membro di colore del Congresso di Chicago, Gus Savage, e Coleman Young, il sindaco nero di Detroit, hanno sostenuto che solo i bianchi possono essere razzisti. Allo stesso modo, nel 1987, la funzionaria per le Affirmative Action del Fondo di Assicurazione dello Stato di New York ha pubblicato un opuscolo in cui ha spiegato che tutti i bianchi sono razzisti e che solo i bianchi possono essere razzisti. In quale altro modo è possibile spiegare la situazione dei neri, senza flirtare con la possibilità della disuguaglianza razziale?

Anche se alcuni neri e liberali bianchi ammettono che, forse, i non-bianchi possono essere razzisti, immancabilmente aggiungono che sono stati costretti ad esserlo per auto-difesa, a causa di secoli di oppressione bianca. Quello che sembra essere il razzismo dei non-bianchi è talmente comprensibile e perdonabile che merita, a malapena, di essere nominato. Così, se quest’atto viene chiamato o meno razzismo, dipende dalla razza del razzista. Quello che verrebbe sicuramente chiamato razzismo se commesso da bianchi, è ritenuto normale se commesso da chiunque altro. E viceversa.

Esempi su questa sorta di “due pesi due misure” sono così comuni, che è quasi noioso elencarli: quando un uomo bianco uccide un uomo nero e utilizza la parola “negro” mentre lo fa, viene sollevato un polverone enorme dai media e la nazione esprime la sua indignazione collettiva, quando i membri della setta nera di Yahweh commettono omicidi rituali su bianchi a caso, i media tacciono. I campus universitari vietano affermazioni dispregiative sui non-bianchi come “razzista”, ma ignorano gli attacchi scurrili nei confronti dei bianchi.

Al momento delle elezioni, se il 60% degli elettori bianchi votano per un candidato bianco, e il 95% dei voti dei neri sono per l’avversario nero, i bianchi vengono accusati di pregiudizi razziali. Ci sono 107 college “storicamente neri”, la cui essenziale nerezza deve essere conservata in nome della diversità, ma tutti i collegi storicamente bianchi devono essere integrati con la forza in nome… della stessa cosa. Opporsi sarebbe razzista.

L’ “Orgoglio Nero” si dice che sia una cosa meravigliosa e rispettabile, ma tutto ciò che può essere interpretato come espressione dell’orgoglio bianco è una forma di odio. È perfettamente naturale per gli immigrati del terzo mondo aspettarsi che l’insegnamento scolastico e gli esami di guida siano nella propria lingua, mentre per i nativi Americani chiedere loro di imparare l’inglese è razzista.

Il palese pregiudizio anti-bianco, sotto forma di Affirmative Action, è ora la legge del paese. Qualsiasi cosa di lontanamente simile ad un’Affirmative Action, se praticata in favore dei bianchi, sarebbe stata attaccata come uno spregevole favoritismo.

In tutto il paese, i circoli e i comitati neri, Ispanici, Asiatici sono ritenuti preziose espressioni di solidarietà etnica, ma qualsiasi circolo o associazione riservata espressamente a persone bianche è, per definizione, razzista. L’Associazione Nazionale per il Progresso della Gente di Colore (NAACP) lotta apertamente per ottenere un vantaggio per i neri, ma è considerata una rispettata organizzazione per i “diritti civili”. L’Associazione Nazionale per il Progresso della Gente Bianca (NAAWP) lotta solamente per la parità di trattamento di tutte le razze, ma viene considerata brutalmente razzista.

In pochi campus universitari, gli studenti che si oppongono all’Affirmative Action hanno costituito associazioni studentesche per bianchi, analoghe a quelle per neri, Ispanici, ecc, e sono stati duramente condannati come razzisti. Di recente, quando gli studenti bianchi della Lowell High School di San Francisco si sono trovati ad essere una minoranza, hanno chiesto un circolo razzialmente esclusivo come quelli che hanno i non-bianchi. Sono stati respinti con orrore. Infatti, nell’odierna America, qualsiasi circolo non formato specificamente per essere un enclave bianca, ma i cui membri sono per semplice casualità tutti bianchi, viene bollato come razzista.

Oggi, uno degli slogan preferiti che definiscono la qualità asimmetrica del razzismo Americano è “celebrazione della diversità”. E’ cominciato a crescere in alcune persone per le quali “la diversità” è sempre a scapito dei bianchi (e talvolta degli uomini), e mai viceversa. Nessuno ha proposto che la Howard University sia resa più variegata ammettendo bianchi, Ispanici o asiatici. Nessuno ha mai suggerito che la National Hispanic University a San Jose (CA) trarrebbe vantaggio attraverso la diversità avendo non-Ispanici nel campus. Nessuno suggerisce che il Black Congressional Caucus, o i ranghi esecutivi del NAACP, o il Mexican-American Legal Defense and Educational Fund soffrano per una mancanza di diversità. In qualche modo, è perfettamente legittimo per loro celebrare l’omogeneità. E ancora qualsiasi gruppo composto interamente da bianchi (una società, una città, una scuola, un circolo, un quartiere) pensa di soffrire di una paralizzante mancanza di diversità a cui porre rimedio il più velocemente possibile. Solo quando i bianchi sono stati ridotti a una minoranza è stata raggiunta la “diversità”.

Diciamolo senza mezzi termini: “celebrare” o “abbracciare” la diversità, come ci viene spesso chiesto di fare, non è diverso dal disapprovare un eccesso di bianchi. Infatti, l’intera nazione pensa di soffrire di un eccesso di bianchi. Le nostre politiche immigratorie attuali sono strutturate in modo che circa il 90% dei nostri annuali 800.000 immigrati regolari siano non-bianchi. I diversi milioni di immigrati clandestini che entrano nel Paese ogni anno sono quasi tutti non-bianchi. Sarebbe razzista non essere grati per questo lodevole contributo alla “diversità”. Ovviamente, solo le nazioni bianche sono chiamate a praticare questo tipo di “diversità”. E’ quasi criminale immaginare una nazione di qualsiasi altra razza che permetta una lampante spoliazione di questo tipo.

Che cosa succederebbe se gli Stati Uniti riversassero i suoi cittadini più poveri e meno istruiti oltre il confine, in Messico? Qualcuno sarebbe portato a credere che il Messico si stia “arricchendo culturalmente?” Che cosa succederebbe se lo stato di Chihuahua stesse perdendo la sua popolazione maggioritaria a causa di bianchi poveri che chiedono che le scuole adottino la lingua Inglese per l’insegnamento, che insistono per celebrare il Quattro Luglio, che chiedono il diritto di voto anche se non sono cittadini, che chiedono a gran voce “Affirmative Action” nei posti scolastici e lavorativi?

Il Messico, o qualsiasi altra nazione non-bianca, tollererebbe questo tipo di rapina culturale e demografica? Certo che no. Eppure gli Americani bianchi devono considerare il flusso di Ispanici e Asiatici che entra nel loro paese come un dono di inestimabile valore culturale. Devono “celebrare” la loro perdita di influenza, la loro diminuzione nel numero, la loro stessa spoliazione, altrimenti fare il contrario sarebbe irrimediabilmente razzista.

C’è un’altra curiosa asimmetria sul razzismo Americano. Quando i non-bianchi promuovono i propri scopi razziali, nessuno mai li accusa di “odiare” un altro gruppo. I neri possono aderire a gruppi per i “diritti civili” e gli Ispanici possono essere attivisti senza timore di essere bollati come bigotti e fomentatori d’odio. Possono dibattere apertamente sulle preferenze razziali che possono essere attuate solo a scapito dei bianchi. Possono richiedere un trattamento preferenziale di tutti i tipi senza che nessuno mai li consideri “anti-bianchi”.

D’altro canto, basta solo che i bianchi esprimano la loro opposizione all’Affirmative Action per essere considerati istigatori d’odio. Basta solo che espongano le politiche razziali che sono chiaramente pregiudizievoli nei loro confronti per essere chiamati razzisti. Se dovessero effettivamente arrivare al punto da dire che preferiscono la compagnia dei propri simili, che vogliono essere lasciati soli a godere i frutti del loro patrimonio Europeo, diventerebbero irrimediabilmente malvagi e odiosi.

Ecco dunque l’ultima, sconcertante incoerenza sulle relazioni razziali Americane. Tutti i non-bianchi sono autorizzati a preferire la compagnia dei propri simili, a considerare se stessi come gruppi con interessi distinti da quelli degli altri e a lavorare apertamente per il vantaggio del gruppo. Nessuno di questi viene considerato come razzista. Allo stesso tempo, i bianchi devono anche farsi paladini degli interessi razziali dei non-bianchi. Essi devono sacrificare il loro futuro sull’altare della “diversità” e cooperare per la loro stessa spoliazione. Devono favorire, anche sovvenzionandola, la sostituzione di un popolo e una cultura Europea con un popolo e una cultura estranea. Per dirla in termini più semplici possibili, i bianchi stanno allegramente distruggendo la loro società, stanno commettendo un suicidio razziale e culturale. Rifiutare di farlo sarebbe razzismo.

Naturalmente, le intere iniziative dei non-bianchi negli Stati Uniti sono perfettamente naturali e sane. Niente è più naturale che amare il proprio popolo e sperare che prosperi. Filippini e Salvadoregni rimangono stupiti quando scoprono che basta semplicemente mettere piede negli Stati Uniti ed hanno diritto alle preferenze dell’Affirmative Action a discapito dei Bianchi che sono nati li, ma possiamo biasimarli per aver accettato tutto questo? Dobbiamo sorprenderci che vogliano le loro lingue, le loro culture, i loro fratelli e sorelle al fine di prendere possesso di questa terra e lasciare la loro impronta indelebile? Se un popolo un tempo grande facente parte di una nazione un tempo grande si è volto alla propria autodistruzione ed è pronto a consegnare la terra ed il potere a chi si presenta e chiede di averli, perché i Messicani e Cambogiani dovrebbero lamentarsi?

No, è l’iniziativa dei bianchi negli Stati Uniti che è innaturale, malsana e senza precedenti storici. I bianchi si sono lasciati convincere che sia razzista semplicemente opporsi a questa espropriazione, o che sia razzista lavorare per i propri interessi. Mai nella storia del mondo un popolo dominante ha spalancato le porte agli stranieri, e riversato la sua ricchezza agli stranieri. Mai prima d’ora un popolo è stato indotto a pensare che fosse virtuoso o nobile cedere il proprio patrimonio e regalare agli altri il suo posto nella storia. Fra tutte le razze presenti in America, solo i bianchi sono stati indotti a credere che esprimere preferenza per i propri simili sia razzismo. Solo ai bianchi è stato detto che l’amore per il proprio popolo è in qualche modo “odio” per gli altri. Tutte le persone sane preferiscono la compagnia dei propri simili, e questo non ha nulla a che fare con l’odio. Tutti gli uomini amano le loro famiglie più dei loro vicini, ma questo non significa che odiano i loro vicini. I bianchi che amano la loro famiglia razziale non hanno alcun rancore nei confronti dei non-bianchi. Desiderano solo poter contribuire allo svolgimento dei loro destini razziali e culturali.

Ciò che è stato chiesto ai bianchi in America è quindi del tutto innaturale. Vengono invitati a dedicarsi agli interessi di altre razze e ad ignorare gli interessi della propria. Questo è come chiedere a un uomo di abbandonare i propri figli e di amare i figli dei suoi vicini, dato che fare altrimenti sarebbe “razzista”.

Cos’è, allora, il “razzismo?” E’ molto più di quanto qualsiasi dizionario è probabile che dica. E’ ogni opposizione da parte dei bianchi alle politiche ufficiali di preferenza razziale per i non-bianchi. E’ la preferenza da parte dei bianchi per la loro gente e la propria cultura. E’ qualsiasi resistenza da parte dei bianchi all’idea di diventare una minoranza. E’ il non voler essere messi da parte. E’, in breve, ognuna delle normali aspirazioni di un popolo che hanno definito le nazioni sin dall’inizio della storia. Ma solo se queste aspirazioni sono quelle dei bianchi.

Thomas Jackson