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Dichiarazione sulla Razza come Concetto Biologico

6 giugno 2012

Il professore Philippe Rushton della University of Western Ontario ha rilasciato la seguente dichiarazione sulla razza, in risposta ai tentativi di screditare il vero concetto relativo a questo argomento, nonchè nei riguardi di chi sostiene che la razza “non ha validità come concetto biologico se applicata all’uomo”. Siamo lieti di mettere a disposizione dei nostri lettori una copia di questa importante dichiarazione.

 

di J. Philippe Rushton
4 novembre 1996
La disputa sulla “razza” non è molto propensua a diminuire, nonostante gli sforzi per decostruire il concetto. Decostruire il concetto di razza non solo è in conflitto con la tendenza della gente a classificare e costruire genealogie secondo una discendenza comune, ma ignora anche il lavoro dei biologi che studiano le specie non-umane. Fin dal 1758, quando il naturalista Svedese Carolus Linnaeus creò il sistema di classificazione usato ancora oggi in biologia, la maggior parte degli zoologi riconoscono almeno le quattro suddivisioni umane delineate da Linnaeus: gli Asiatici, gli Indiani Americani, gli Europei e gli Africani. (Tecnicamente, qualcuno potrebbe raggruppare insieme le prime due suddivisioni Linnaeiane, ottenendo così tre razze principali, spesso definite Mongolidi, Caucasoidi e Negroidi). Tali classificazioni di alto livello non escludono, rendendo il tutto più interessante, suddivisioni gerarchiche all’interno di questi grandi gruppi.
Una razza è quella che gli zoologi definiscono una varietà o una suddivisione di una specie. Ogni razza (o varietà) è caratterizzata da una combinazione più o meno distinta di tratti morfologici, comportamentali e fisiologici ereditati. Nei fiori, negli insetti e nei mammiferi non-umani, gli zoologi studiano costantemente e regolarmente il processo di differenziazione razziale. La formazione di una nuova razza avviene quando, per varie generazioni, gli individui in un gruppo si riproducono più frequentemente tra loro di quanto non lo facciano con individui di altri gruppi. Questo processo è più evidente quando gli individui vivono in diverse aree geografiche e quindi evolvono adattamenti unici e  riconoscibili (come il colore della pelle) che sono vantaggiosi nei loro ambienti specifici. Ma la differenziazione si verifica anche in circostanze meno estreme. Gli zoologi e gli evoluzionistisi chiamano razze tali popolazioni differenziate. (All’interno dell’ufficiale nomenclatura tassonomica della biologia, le razze sono chiamate sottospecie). Gli zoologi hanno identificato due o più razze (sottospecie) nella maggior parte delle specie di mammiferi.

A meno che qualcuno non sia un fondamentalista religioso che crede che l’uomo sia stato creato a immagine e somiglianza di Dio, è assurdo credere che gli esseri umani sono esenti dalla classificazione biologica e dalle leggi dell’evoluzione che si applicano a tutte le altre forme di vita. Naturalmente, gli individui variano notevolmente all’interno di ciascun gruppo razziale e dovrebbero essere considerati come tali. Tuttavia, è stato appreso molto attraverso lo studio delle differenze statistiche tra le varie razze umane. Nel mio libro Race, Evolution and Behavior (1995, Transaction Publishers), così come in altri scritti più recenti (ad esempio, nel numero di Febbraio 1996 della rivista Current Anthropology), ho riesaminato le differenze comportamentali, morfologiche e fisiologiche tra le tre principali razze umane (Mongoloidi, Caucasoidi e Negroidi) e ho mostrato che queste differenze statistiche sono costanti nei periodi storici, nei confini nazionali e nei sistemi politici ed economici.
Mi limiterò in questa sede a riassumere brevemente i risultati. Asiatici e Africani si posizionano sempre alle estremità opposte, con gli Europei nel mezzo, in un continuum che comprende oltre 60 variabili anatomiche e sociali. Queste 60 variabili includono le dimensioni del cervello, l’intelligenza, le abitudini sessuali, la fertilità, la personalità, il temperamento, la velocità di maturazione e la longevità. Se la razza era un concetto arbitrario socialmente costruito, privo di qualsiasi significato biologico, tali consistenti relazioni non esisterebbero.
Coloro che contestano il concetto di razza sostengono che le definizioni tassonomiche sono arbitrarie e soggettive. Anche se i critici sono nel giusto quando sottolineano che la variazione all’interno di ogni razza è estremamente elevata, che ci sia disaccordo su quante razze esistano esattamente, e che le categorie ai margini siano sfocate a causa della mescolanza, sono in errore quando affermano che le classificazioni sono arbitrarie. Per esempio, il critico della razza Jared Diamond, nell’edizione del 1994 della rivista Discover, esaminò una mezza dozzina di tratti geograficamente variabili e formò razze molto diverse a seconda di quale tratto avesse scelto. Classificare le persone usando i geni antimalaria, la tolleranza al lattosio, i modelli di impronte digitali o il colore della pelle porta gli Svedesi d’Europa ad essere posizionati nella stessa categoria degli Xhosa e dei Fulani dell’Africa, gli Ainu del Giappone e gli Italiani d’Europa.
Le classificazioni di Jared Diamond, tuttavia, sono arbitrarie e prive di senso perché hanno, poco valore predittivo al di là della classificazione iniziale. Più significativamente, confondono il significato scientifico di razza, ossia una popolazione geografica riconoscibile (o distinguibile). Nella vita quotidiana, come nella biologia evolutiva, un “Negroide” è qualcuno i cui antenati sono nati nell’Africa Sub-Sahariana, stesso discorso per un “Caucasoide” e un “Mongoloide”. Questa definizione calza con i limiti temporali offerti dalla migliore teoria corrente dell’evoluzione umana. Così, dal momento che l’Homo Sapiens è apparso per la prima volta in Africa circa 200.000 anni fa, diramandosi in Europa circa 110.000 anni fa e in Asia 70 mila anni dopo, un “Negroide” è qualcuno i cui antenati, tra le 4000 e (per includere le recenti migrazioni) le 20 generazioni fa, sono nati nell’Africa Sub-Sahariana, similmente per un Caucasoide e un Mongoloide.
Le definizioni sociali, ossia auto-identificazione e altre-identificazioni, effettivamente concordano abbastanza con le prove fisiche. Mongoloidi, Caucasoidi e Negroidi possono essere distinti sulla base di evidenti differenze nella morfologia scheletrica, nelle caratteristiche dei capelli e facciali, come pure nei gruppi sanguigni e nelle impronte digitali del DNA. Gli antropologi forensi classificano regolarmente la razza degli scheletri di corpi decomposti. Per esempio, cavità nasali strette e una breve distanza tra le cavità oculari identificano una persona Caucasoide, zigomi distinti caratterizzano una persona Mongoloide, e aperture nasali a forma di cuore rovesciato caratterizzano una persona Negroide. In certe investigazioni criminali, la razza di un colpevole può essere identificata dal sangue, dallo sperma e da campioni di capelli. Negare la validità predittiva della razza a questo punto è non-scientifico e irrealistico.
Il modello mediocre dei risultati scolastici ed economici all’interno di paesi multirazziali come il Canada e gli Stati Uniti si è sempre rivelato valido a livello internazionale. Per esempio, non viene spesso riconosciuto, forse perché contraddice le teorie politicamente corrette secondo le quali l’intelligenza è puramente legata a condizioni socio-economiche, che gli Asiatici Americani e gli Asiatici in Asia spesso conseguono un punteggio più alto rispetto ai Bianchi Americani ed Europei nei test sul QI e nei test sul rendimento scolastico (anche se i test sono stati in gran parte sviluppati da Europei e Americani Bianchi per l’utilizzo in una cultura Euro-Americana). I Neri nei Caraibi, in Gran Bretagna, in Canada e nell’Africa Sub-Sahariana come pure negli Stati Uniti hanno QI più bassi rispetto ai Bianchi. Per quanto riguarda i crimini violenti, le analisi dei dati dell’INTERPOL dal 1980 e dal 1990 mostrano la stessa distribuzione internazionale che si verifica all’interno degli Stati Uniti (ovvero, Asiatici al minimo, Europei nel mezzo, e la maggior parte Africani). Una simile sfumatura razziale si trova anche negli Stati Uniti e nel mondo per la misurazione dell’attività sessuale e per le frequenze di malattie sessualmente trasmissibili come l’AIDS (in base ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).
Un contributore neuro-ormonale legato al crimine e al comportamento riproduttivo è il testosterone. Gli studi dimostrano che gli studenti universitari e i veterani militari Neri hanno dal 3% al 19% di testosterone in più rispetto alla loro controparte Bianca. I Giapponesi hanno una quantità ancora più bassa rispetto ai Bianchi. Gli ormoni sessuali sono diffusi in tutto il corpo e sono noti per attivare molti sistemi neuro-comportamentali che coinvolgono l’aggressività e la riproduzione. Per esempio, in tutto il mondo il tasso di gemelli eterozigoti per 1000 nati (causato da una doppia ovulazione), è inferiore a 4 tra gli Asiatici, 8 tra gli Europei e 16 o più tra gli Africani. Le differenze nelle nascite multiple sono note per essere ereditabili attraverso la razza della madre, indipendentemente dalla razza del padre, come è stato riscontrato negli accoppiamenti fra Asiatici e Europei nelle Hawaii e negli accoppiamenti fra Europei e Africani in Brasile.
Una pubblicazione del The Bell Curve ha portato all’attenzione pubblica le ricercche sulla razza accumulate negli ultimi 30 anni in riviste tecniche e specialistiche che sfidano palesemente ogni clausola del dogma dell’egualitarismo biologico. La conclusione che ne consegue è sorprendente, e allarmante per molti, ovvero che se tutte le persone fossero trattate allo stesso modo, la maggior parte delle differenze razziali non scomparirebbero. Con l’egualitarismo sotto assedio, c’è stato uno sforzo maggiore per far tornare il “genio della razza” nella sua lampada, per far rientrare nel tubo quel dentifricio considerato in precedenza un tabù, per sopprimere o per negare le ultime prove scientifiche sulla razza, la genetica e il comportamento.
Indipendentemente dalla misura in cui i media promuovono il “politicamente corretto”, ma scientificamente errato, indipendentemente dalle decisioni da parte di associazioni professionali come l’American Anthropological Association, i fatti restano fatti e richiedono appropriate spiegazioni scientifiche, non politiche. In media, i Cinesi, i Coreani e i Giapponesi sono più simili l’uno all’altro e sono diversi dagli Australiani, dagli Israeliani e dagli Svedesi, i quali a loro volta sono simili tra loro e sono diversi dai Nigeriani, dai Keniani e dai Giamaicani. Tutto questo non deve essere inteso come se i fattori ambientali non svolgessero alcun ruolo nello sviluppo individuale. Ma con ogni anno che passa e con ogni nuovo studio, le prove per il contributo genetico per le differenze individuali e di gruppo diventano più salde che mai.

SULL’AUTORE
J. Philippe Rushton è un membro della fondazione John Simon Guggenheim e un professore di psicologia presso la University of Western Ontario in London, Ontario N6A 5C2 Canada. Ha conseguito due lauree presso l’Università di Londra (Dottorato di Ricerca e Medico della Scienza) ed è membro dell’American Association for the Advancement of Science e dell’American, British, and Canadian Psychological Associations. Il suo ultimo libro Race, Evolution and Behavior (1995, Transaction Publishers, telefono 908-445-2280) espone le teorie e i dati riassunti in questo articolo.