Il Genocidio Attraverso il Meticciamento

Il Genocidio Attraverso il Meticciamento:                                                            

i Motivi dell’Assassinio di Massa  

di Eric Thomson
Molti Bianchi e non pochi non-Bianchi rimangono sempre più sconvolti e disgustati dalla crescente perpetrazione intenzionale del genocidio attraverso il meticciamento, per questo motivo seguirà una breve descrizione della psicopatologia legata a questo crimine, a questa malattia mortale che avviene sotto gli occhi di tutti. Per molti aspetti, i race-mixer condividono problemi simili a quelle persone che soffrono di alcolismo o tossicodipendenza, che devono essere inquadrate all’interno di un mondo schizoide dominato da auto-indulgenza e odio di sè, evasione dalla realtà e auto-distruzione, negazione del futuro e fuga dal presente, ecc. Spesso sentiamo persone che giustificano il meticciamento razziale e altre forme di auto-indulgenza degenerativa come “fatti privati di un individuo”, come se non fossero fatti nostri il tipo di società in cui viviamo, non importa quanto sociopatica possa essere. Coloro che si aggrappano alla filosofia del culto dell’individuo, in cui l’obiettivo finale dell’universo è l’individuo, il quale non deve nulla all’universo da dove proviene, ovvero ciò che chiamiamo il ” culto di me stesso”, stanno fondamentalmente conducendo le loro vite come se stessero ripetendo la frase del re di Francia: “Dopo di me, il diluvio”.
Le persone che pensano di avere il diritto divino di rimuovere i biscotti dal barattolo della società, senza mettere nulla in cambio, non hanno soluzioni ai problemi sociali e razziali, perché essi stessi sono in gran parte il problema. La qualifica “gran parte” è qui usata per indicare che la logica per la quale avviene il meticciamento, l’assunzione di droga, il debito-schiavitù, il lavoro trasandato, la disonestà e l’irresponsabilità è architettata, con motivi distruttivi e predatori, da coloro che attualmente dominano i ‘nostri’ mezzi di informazione , educazione e intrattenimento.
Mentre vi è una vasta mole di letteratura sui signori del caos Ebraico/Sionisti, sembra ci sia ben poco in termini di studi riguardo ai veri responsabili del genocidio che sta avvenendo tramite il meticciamento, essi stessi vittime di questa propaganda degenerativa che è diventata la base legislativa del governo in tutto il mondo occidentale. Andiamo a vedere le motivazioni che stanno dietro il meticciamento da parte dei seguenti soggetti, in modo da poter meglio comprendere la natura di questa azione, che non è solo un crimine, il crimine di genocidio, ma una malattia psicologica e sociale.

Il Maschio di Colore
Il dittatore Indonesiano Sukarno disse che ‘amava’ le donne Bianche perché, attraverso loro, avrebbe potuto avere la sua vendetta contro i suoi padroni Bianchi. L’attivista di colore e ‘guru’, Eldridge Cleaver, ha detto e scritto la stessa motivazione per spiegare i suoi atti di stupro nei confronti delle donne Bianche. Stuprandole, egli stava avendo la sua vendetta sulle persone Bianche e sui valori sociali dei Bianchi. C’è questo aspetto nello stupro omosessuale che è così dilagante nel ‘nostro’ sistema carcerario e, come tale, snatura l’atto sessuale della creazione e dell’amore nello svilimento di una persona e attraverso quella persona, la denigrazione dei suoi valori razziali. L’altra faccia della medaglia non è meno minacciosa, l’uomo di colore che desidera ‘fare l’amore’ con una donna Bianca sta mostrando l’odio per sé e per la sua discendenza. Il desiderio che può avere di ‘migliorare la sua razza’ o di ‘far decadere la razza Bianca’ prendendo una donna Bianca è né più né meno che un enorme complesso di inferiorità, che rifiuta di ammettere e, quindi, di risolvere. L’attrazione che il maschio di colore prova verso una femmina Bianca è, in realtà, un’ammissione del fatto che le femmine di colore, e quindi i maschi di colore, sono brutti e sessualmente non attraenti. In una certa misura, i fornitori Ebrei di stimolazione sessuale sono responsabili di aver fatto sì che i tratti fisici Bianchi siano sinonimo di ‘bellezza’, ‘status sociale’ e di altre qualità generalmente considerate desiderabili, tanto che la chirurgia estetica in Giappone si sta adoperando per ‘Europeizzare’ i tratti del viso delle donne. Il maschio di colore non è, quindi, soddisfatto solo nel dare e ricevere affetto nella sua relazione con una donna Bianca; si sente obbligato a fornirle bambini per mostrare la sua virilità e la sua posizione dominante e, quindi, per ‘vendicarsi’ sulla Razza Bianca. Alla fine, la vendetta che ottiene sarà su sé stesso.

La Femmina di Colore
Qual è la sua motivazione per desiderare un maschio Bianco? Per certi versi, è simile alla sua controparte di sesso maschile, ma ci sono delle differenze. Che sia a causa dell’odierna propaganda ‘unisex’ o per una basilare qualità Ariana di gentilezza, i maschi Bianchi sono visti come mariti superiori dalle femmine di colore, perché sono dolci e più attenti rispetto alla loro controparte maschile. In Africa, Asia e America Latina, è consuetudine che la femmina di colore faccia tutto il lavoro pesante, il taglio della legna e la raccolta dell’acqua, la cura della casa e l’allevamento dei figli, il guadagno e il risparmio dei soldi, ecc. mentre il maschio di colore adempie al suo tradizionale ruolo di ‘cacciatore’, che di solito sta a significare che egli trascorre il suo tempo alla ricerca di femmine aggiuntive con le quali egli può godere del sesso. Di tanto in tanto ‘dimostra’ il suo ‘amore’ per la femmina picchiandola ogni volta che sospetta che gli stia negando il suo ‘amore’, vale a dire lavoro e/o denaro. Una volta un’ingenua donna Europea chiese ad un vecchio corriere come fosse possibile per lui, appartenente ad una tribù Africana, “mantenere” così tante mogli. “Signora”, balbettò, “non sono io che mantengo le mogli. Loro mi mantengono! ”
La tradizione dei Bianchi secondo la quale il maschio è o dovrebbe essere colui che provvede alla famiglia e non la donna o i bambini, è una di quelle che sono dure a morire e si riflette nei dubbi e timori a carico dei molti “uomini di casa” Bianchi. Il maschio di colore, tuttavia, ritiene che essere mantenuto da una donna sia la sua prerogativa tradizionale, non provando alcun disagio, perché di solito non è presente fra le sue donne e i suoi bambini, che visita in serie, come è consuetudine nelle società poligame. Per quanto riguarda i bambini, se non hanno alcun lavoro da fare, sono invitati a giocare per le strade. Il maschio di colore è in gran parte indifferente al numero e al destino della sua progenie e ‘insegna’ alle sue donne ad essere sottomesse e servili ogni volta che sembrano dimenticare il loro ruolo tradizionale nella società di colore. Si possono ora capire la motivazione della donna di colore che la spingono alla ricerca di un maschio che sia sottomesso a lei e ‘di bell’aspetto’. Per il lettore Bianco di questo articolo, è importante sottolineare che, per le persone di colore, Bianco è visto come ‘bello’, ‘desiderabile’ e di ‘alto rango’, a prescindere da tutta la recente propaganda sul ‘Nero-è-bello’ che ha colpito per lo più i Bianchi. In Brasile, per esempio, si è soliti dire che “una mosca è caduta nel latte” (“uma mosca ne leite”), quando una donna dalla pelle chiara ha una prole dalla pelle scura. Come in tutte le società di colore, c’è una gerarchia di bellezza e di status generalmente riconosciuta, solitamente basata su ciò che per i Bianchi sarebbe una sottile o invisibile variazione del colore della pelle, per lo più in favore di chiunque rechi caratteristiche ‘Bianche’ o ‘più Bianche’. La recente scelta di una ‘reginetta di bellezza’ Americana con gli occhi azzurri e la carnagione più chiara rispetto ai Neri è un esempio dei canoni di bellezza in ogni società di colore, soprattutto dove predominano idee straniere e meticciamento. Nella tradizionale società Africana Nera, prima che si facesse sentire l’influenza dei Bianchi, la bellezza femminile era in gran parte correlata alla quantità di grasso corporeo, in particolare nella regione dei glutei, un po’ paragonabile all’ideale’ della bellezza femminile dipinto da Rubens, le cui modelle Bianche furono criticate dagli spettatori del 20° secolo come “grasse e sulla quarantina”. In quei giorni, naturalmente, il maschio Nero era troppo pratico per cercare il modello o lo status in qualsiasi altra che non fosse una donna Nera che poteva fornire lo sfogo sessuale, il lavoro ed i bambini che si sarebbero presi cura di lui durante la sua vecchiaia. La femmina Bianca è diventata desiderabile in Africa in tempi relativamente recenti, con il crollo del costume tribale e la tendenza esplosiva verso l’urbanizzazione, e il maschio Bianco è diventato auspicabile per la femmina di colore a causa della sua correlazione con i desiderabili stili di vita urbani e non-tradizionali. Una volta con il maschio Bianco di sua scelta, la femmina di colore cementa il rapporto con il maggior numero di bambini meticci, come è in grado di sopportare, sapendo che il maschio Bianco si sente obbligato ad aiutare nell’allevamento dei ‘suoi figli’.

Il Maschio Bianco
Quante volte si sente la lamentela secondo la quale le donne Bianche sono troppo esigenti ed è troppo difficile viverci insieme? Molti maschi Bianchi che si sentono in questo modo, per qualsiasi motivo, giustificabile o ingiustificabile, di solito vanno alla ricerca di donne di colore che considerano “più femminili”, cioè più remissive e attente alle esigenze maschili rispetto alle femmine Bianche. Alcuni ricercatori ritengono che questo comportamento genocida affonda le sue radici nel lavoro degli Ebrei che dominano i media, i quali, nel corso dei decenni, hanno eseguito una massiccia propaganda per femminilizzare i maschi Bianchi e mascolinizzare le femmine Bianche. Altri basano questa malattia nella tradizione delle comunità coloniali di frontiera in Nord America, dove le donne erano scarse e, di conseguenza, gli uomini erano più ansiosi di compiacerle. C’è, tuttavia, un altro aspetto della ricerca del maschio Bianco per la femminilità di colore e che può essere meglio designato come concetto del ‘buon selvaggio’. Questa idea ha preso piede nel periodo di Jean Jacques Rousseau, John Locke e più tardi Karl Marx. Con la cosiddetta Età della Ragione, il monopolio morale delle chiese Cristiane fu messo in discussione, soprattutto in alcuni circoli filosofici i cui esponenti non avevano più bisogno di temere i roghi dell’Inquisizione. Per secoli, i Cristiani non solo avevano predicato, ma avevano legiferato un intero corpo del diritto e del pensiero sociale che si basava sul male di base dell’uomo. Il peccato originale aveva ‘condannato’ ogni persona all’inferno, a meno che non si fosse fatta battezzare dagli ‘uomini santi’, a pagamento, naturalmente, e quindi si fosse fatta ‘spazzare via’ simbolicamente il suo Peccato Originale. Non soddisfatti dall’efficacia di questo rituale, però, i Cristiani continuarono a comportarsi come se tutti gli uomini fossero fondamentalmente malvagi e, quindi, che dovessero essere circondati da ogni sorta di controllo e verifica sociale  che furono forniti da istituzioni come le chiese e il governo. Proprio come predicarono i Cristiani, senza alcuna buona ragione, che l’uomo era praticamente “malvagio”, così i filosofi dell ‘”Età della Ragione” postularono, senza alcuna buona ragione, che l’uomo era fondamentalmente “buono”. La bontà di base di tutta l’umanità era ‘contrastata’ e trasformata in male, perché “le istituzioni umane rendono gli uomini cattivi”. Quali erano queste istituzioni? Bene, erano i governi su tutti i livelli, anche il municipio locale, le chiese, le fattorie, i negozi, le scuole, le fabbriche e anche la famiglia! Questo tipo di pia-illusione volontaria ha portato questi filosofi, o dovremmo dire ciarlatani, a concludere che l’uomo che viveva ‘nello stato di Natura’ era al 100% buono perché aveva lo 0% di queste “nefaste” istituzioni e le loro conseguenti ‘catene’ e censure sociali. Se avete mai letto la Dichiarazione di Indipendenza e la Costituzione degli Stati Uniti, vedrete una rappresentazione legislativa di tali idee e ogni volta che si sente che “il governo governa meglio quando governa meno”, allora troverete un sostenitore di queste. Il Manifesto del Comunismo è stato visto solo dai suoi autori come un passo verso il ritorno all’ ‘Ideale Uomo vivente nello Stato di Natura’, simile ad Adamo ed Eva prima della ‘Caduta’. I nichilisti che hanno fatto esplodere gli uffici postali e le altre emanazioni esterne del governo si erano impegnati, insieme con gli Anarchici, a  realizzare il “ritorno allo Stato di Natura” in un’Europa eccessivamente istituzionalizzata. Gli altri Europei, sapendo ben poco delle società, delle istituzioni e dei costumi non-Europei, fraintesero la mancanza di tecnologia moderna, di istituzioni identificabili e di libertà dalle norme sociali, ovvero dalle norme sociali dei Bianchi, fra le persone di colore,  come se le persone di colore fossero ‘più vicine alla Natura’ e quindi ‘migliori’ rispetto alle persone Bianche. Gli antropologi hanno cercato la ‘nobiltà’ nel selvaggio e tutto quello che hanno trovato sono state persone che vivono in comunità con istituzioni, obblighi sociali e sanzioni, gerarchie e governi, certamente non migliori in termini di ‘bontà’ e, spesso, di gran lunga peggiori a causa delle esigenze delle condizioni di vita primitive. Ma il mito del ‘buon selvaggio’ continua a vivere, rappresentato da scrittori di narrativa come Karl May, Edgar Rice Burroughs e altri, catturando l’immaginazione di molti giovani Bianchi. Facendo l’amore con una donna dalla carnagione scura, credono di essere partecipi della Natura e, di conseguenza, della ‘bontà’. A questo riguardo il maschio Bianco non ha alcuna obiezione sui bambini meticci, perché anche loro sono ‘più vicini alla Natura’ rispetto a quanto lo sarebbero i propri figli Bianchi e, quindi, sono ‘migliori’.

Un ulteriore aspetto della motivazione per il genocidio da parte del maschio Bianco è evidente in quelle società, come l’odierno Sud Africa, dove le madri Bianche sono ‘troppo occupate’ per crescere i propri figli durante i loro anni più formativi. La prima donna che ogni uomo potrà mai conoscere intimamente è la propria madre. Foreste di alberi sono state abbattute per produrre la carta su cui quest’importante relazione è stata esposta, quindi per essere breve, se la prima esperienza del maschio Bianco con una femmina è con una donna Nera o di colore, è la sua immagine che influenzerà questo concetto e desiderio maschile per una donna nei suoi anni sessualmente attivi e maturi. Per un resoconto Latino-Americano di questo fenomeno si può leggere “A Casa Grande” di Gilberto Freyre o la sua traduzione in inglese, “I Padroni e gli Schiavi”.

La Femmina Bianca
Lei esemplifica la differenza tra i sessi che i propagandisti Ebrei, incluse le femministe Ebree, cercano di negare. La femmina è dotata di differenze psicologiche rispetto al maschio, di qualunque razza, che sono il risultato delle sue differenze fisiologiche, cioè biologiche. Le donne possono piangere più spesso degli uomini, ma sembrano possedere una maggiore capacità di sopportare il dolore rispetto agli uomini; infatti, il processo biologico della gravidanza è tradizionalmente visto come doloroso, ma non per questo è meno ricercato dalla maggioranza delle donne. La femmina ha anche un istinto specializzato derivante dal bisogno umano di proteggere i giovani. Questo è chiamato ‘istinto materno’, che è spesso esemplificato dalla dolce, amorevole cura che una donna, di solito la femmina Bianca, conferisce ai giovani, ai deboli, agli esili, ai malati e anche al brutto di qualsiasi specie, animale o vegetale. A volte questo istinto per la sopportazione del dolore e per il sacrificio si distorce in masochismo, soprattutto perché è il ruolo biologico della donna quello di ‘sottomettersi’ al maschio che deve impegnarsi attivamente nel processo biologico della fecondazione. Il fatto che alcune donne Bianche, nonostante la loro educazione mascolinizzata, in realtà godano per la dominazione maschile, è dimostrato ogni volta che vediamo un’attraente femmina Bianca in compagnia del suo consorte Nero o di colore (il cui aspetto potrebbe spaventare un gorilla amoroso) trainati , naturalmente, da un branco di bambini meticci.
Gli osservatori nella regione Caraibica riferiscono il fenomeno di giovani e belle donne Bianche in cerca del più brutto e più odoroso degli isolani con cui fare sesso, e persino per portarlo a casa come ‘marito’, anche se risultano essere spesso protettori. E’ interessante notare che lo stile di vita del protettore nella società Bianca assomiglia quasi alla vita del maschio di colore nella propria società. Non deve sorprenderci il fatto che troviamo molti protettori di colore nelle nostre società Bianche, più di quanto non dovrebbero sorprendersi gli Africani nel vedere scimmie arrampicarsi sugli alberi. Alle donne Bianche viene insegnato a sentirsi ‘colpevoli’ perché sono migliori e più belle rispetto alle loro controparti di colore, proprio come i Cristiani insegnavano alle persone sane e benestanti a sentirsi ‘colpevoli’ perché non sono storpie, malate e povere. Così vediamo una combinazione malsana di buonismo artificialmente instillato , senso di colpa e disinformazione sul buon-selvaggio che, unite alle caratteristiche biologiche naturali della femmina Bianca, la intrappolano nel circolo vizioso del genocidio. Va notato che i maschi Bianchi e le femmine Bianche cercano a volte compagni di colore, al fine di ‘punire’ le loro controparti Bianche, negando se stesse ai Bianchi e donandosi alle persone di colore. Questo motivo infantile diventa spesso parte della sindrome del ‘buon selvaggio’ che il viaggiatore osserva nei suoi viaggi esteri e nazionali e, sempre più spesso, a casa propria.

Ora che il governo degli Stati Uniti ha ratificato il Trattato o “Convenzione” sul Genocidio, dobbiamo fare in modo che coloro che sostengono il meticciamento e coloro che lo praticano vengano puniti nella massima misura consentita dalla legge. Va ricordato che tutti coloro che sono stati accusati e condannati per ‘genocidio’ nel processo-farsa degli Alleati a Norimberga furono impiccati. Diversamente dall’uccisione dei membri di una razza da parte di un’altra razza, una pratica storica ormai considerata un crimine, la mescolanza delle razze uccide non una, ma ogni razza coinvolta. Il meticciato è quindi il peggior esempio di genocidio. Gli schernitori respingono con disinvoltura questa affermazione considerandola una sciocchezza, perché la discendenza derivata da un incrocio razziale è in grado di respirare, mangiare, parlare e riprodurre. In altre parole, la mescolanza produce vittime ‘vive’ invece che morte, ma questo ignora non solo la qualità della vita, nega la posizione dell’uomo e il suo ruolo nell’universo, la sua responsabilità verso i suoi simili e la sua discendenza. I moderni liberali sono molto attenti alla qualità della vita piuttosto che alla quantità di coloro che sono tecnicamente vivi perché le loro funzioni corporee sono intatte. Sostengono l’eutanasia e l’aborto, perché queste pratiche ‘rendono la vita migliore’, indipendentemente dalla loro illogica incoerenza quando si parla di pena capitale. Quando esaminiamo la qualità della vita in quei territori meticci come l’America Latina, l’India o il Medio Oriente, vediamo poco raccomandare nell’estensione di questa pratica. Anche il patriota Americano, Patrick Henry, preferì la morte ad una vita di schiavitù. È così che i race-mixer e la loro progenie di vittime possono dire di essere ‘vivi’, ma solo sul più rudimentale e caotico dei livelli. Negli scritti degli antichi conquistatori Ariani dell’India troviamo la seguente saggezza: “Dalla corruzione delle donne segue la confusione di razze; dalla confusione delle razze la perdita di memoria; dalla perdita della memoria la perdita della comprensione; e da questo, tutti i mali ”

In altre parole, la mescolanza delle razze che sono la creazione di Dio, e/o, se si preferisce,  il prodotto di millenni, in termini di evoluzione naturale, è la distruzione di un patrimonio prezioso, senza il quale non può esserci futuro per l’umanità. Il caos che è descritto nella Favola della Torre di Babele è esattamente ciò che la mescolanza comporta, e il caos è il preludio alla morte e alle tenebre. Come le vittime dell’AIDS, le vittime del meticciamento mettono in pericolo le società in cui vivono perché non hanno la comprensione. Basta solo osservare l’Ebreo, un tipico prodotto del meticciamento, per vedere questo. Basta osservare la sua impazienza, i suoi conflitti e contraddizioni schizofreniche, la sua frustrazione eterna, l’insicurezza, l’insoddisfazione e l’infelicità, la sua disarmonia con l’universo, per sapere che cosa il destino riserva per l’uomo sul Pianeta Terra una volta che ha perso la sua identità razziale e personale. Nessuno può trovare la sua strada se non sa chi è. Il meticciamento sta alla nostra razza come l’assunzione di LSD sta alla nostra psiche, e ricordiamo anche che “Quelli che Dio vuole distruggere, prima li fa impazzire.”

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